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Portfolio

Volto

E Chanel creò il Tubino

storia di un vestito leggendario

Primo Ottobre 1926. Sull’edizione americana di Vogue, tra modelli dai colori sgargianti e ricami sontuosi,  fa capolino per la prima volta un vestito semplice, di taglio diritto e nero. La Petite Robe Noire  porta la firma di Coco Chanel. Per Vogue è il modello destinato a diventare una sorta di uniforme per le donne di tutto il mondo. A distanza di novant’anni le parole della rivista di moda risuonano come una profezia . 


Il Tubino diviene in poco tempo  la cifra di Chanel e un “must” del guardaroba femminile. Il Tubino. Un modello privo di forme particolari  e un colore che insieme nega e comprende tutti i colori. Questo pezzo di stoffa nera  è  come una lavagna   sulla quale scrivere tutti i segni dell’Universo della Moda.  Nessun altro capo del guardaroba femminile ha avuto tante diverse declinazioni.  Dal 1926  il Tubino   continua  instancabilmente  a ridare al corpo  femminile un’interpretazione sempre nuova del suo essere e del suo significare.  Dopo Chanel è stato il cinema  a fare del Tubino il costume  più adatto per esprimere nuovi modelli di femminilità: Rita Hayworth,  Lauren Bacall, Marilyn Monroe, Anita Ekberg. Se per Chanel il Tubino rappresentava l’Anti-moda  e una donna emancipata che vuol  competere con l’uomo, le attrici americane indossano un modello aderente e sexy che ne esalta l’erotismo e diventa sinonimodi  seduzione. Nel 1961 Audrey Hepburn con Colazione da Tiffany  consacra per sempre ill Tubino come  classico chic.


La rivolta giovanile degli anni Sessanta, le lotte per l’emancipazione della donna negli anni Settanta, la donna in carriera vestita dalla Moda  Italiana… Come pochi altri simboli dell’immaginario collettivo  il Tubino è  sempre protagonista  ( alle stelle o nella polvere ) dei grandi mutamenti storici culturali e politici del mondo  al femminile.


Oggi la Petite Robe Noire è più che mai un punto di confronto cruciale  tra diverse visioni  dell’idea di Moda e di Donna  ed è protagonista della moda del futuro. Nel 2013  la stella più promettente della nuova Moda, l’olandese Iris Van Herpen, porta in passerella  il primo Tubino  tutto realizzato con la stampante 3D. In equilibrio costante  tra tradizione e avanguardia il Tubino  non sente il peso dell’età anzi sembra indicarci con sicurezza la strada del futuro.  

 

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I Ragazzi di Via Giulia

1938.  Enrico Fermi riceve il premio Nobel per la Fisica e lascia l’Italia.  Con la sua partenza sembra segnata  la fine di un momento di grazia della ricerca scientifica italiana svolta da Fermi e dai suoi collaboratori, i “ragazzi di via Panisperna”, un leggendario insieme di cervelli che contribuirono a fondare la moderna fisica nucleare.


Ma a Roma, all’Istituto di Fisica de La Sapienza  rimane – di quel gruppo –Edoardo Amaldi  e con lui alcuni giovani ricercatori: Ettore Pancini, Oreste Piccioni, Marcello Conversi. Età media 27 anni, freschi di laurea e due di loro sotto servizio militare. Tre ragazzi pieni di belle intenzioni. E la più importante è quella di riuscire a dimostrare per via sperimentale  l’esistenza di una particella : il mesotrone. Tutto procederebbe normalmente come in qualsiasi ricerca se non scoppiasse la guerra e nel giro di pochi anni Roma, da scenario dei trionfi fascisti,  non diventasse il teatro di un’apocalisse possibile.


19 luglio 1943. Bombardamento di San Lorenzo. E’ il primo sulla capitale. Migliaia di bombe, migliaia di morti. Anche La Sapienza viene duramente colpita.  Pancini, Piccioni e Conversi decidono di tentare il tutto per tutto per evitare che vadano in cenere ricerche importantissime: è indispensabile  spostare macchinari  e strumenti  in un’altra parte di Roma, più sicura, vicina al Vaticano, al riparo dai bombardamenti. Viene scelto il Liceo Virgilio a via Giulia.


E così mentre per Roma – dichiarata città aperta il 14 agosto del 43 -  sono mesi terribili tra incursioni aeree, rastrellamenti, attentati, i ragazzi di via Giulia sfidano il coprifuoco  ( per procurarsi tra i residuati bellici i pezzi per le loro macchine), vengono arrestati, si nascondono, combattono coi partigiani  e nell’Aula 70 del Virgilio riescono  a portare avanti  il loro esperimento.


 E nell’inverno del 43 a chiuderlo con successo !


Questo esperimento sarà il primo di una serie: altri tre si svolgeranno tra il ‘44 e il ‘47 a La Sapienza e porteranno Conversi Pancini e Piccioni  a fare una scoperta sensazionale: un’altra particella fino ad allor ignota, diversa dal mesotrone (  dalla ricerca sul  quale erano partiti ) che battezzeranno “muone”.


Nel 1968 quando il fisico nucleare americano Alvarez ritirò il premio Nobel disse: "Come opinione personale  vorrei dire che la fisica moderna delle particelle iniziò negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, quando un gruppo di giovani fisici italiani, Conversi, Pancini, Piccioni, che erano a Roma nascosti alle forze di occupazione tedesca, iniziarono un esperimento fondamentale”

 

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PAUL POIRET

The King of Fashion

Tutto quello che oggi sembra far parte naturalmente del mondo della moda fu anticipato da un solo incredibile talento creativo: Paul Poiret ( 1879 – 1944 ). Nel giro di poco più di dieci anni, tra il 1903 e la prima guerra mondiale, il sarto parigino fu artefice di una serie di idee innovative che avrebbero trasformato per sempre il mondo della moda. In genere Poiret viene ricordato per aver liberato la donna dalla schiavitù di busti e corsetti, che oltre ad essere molto fastidiosi da indossare, rendevano la silhouette femminile innaturale . Poiret fu un grande sarto, ma limitarsi a raccontarlo attraverso i suoi modelli più belli sarebbe fargli un grave torto. Poiret fu il primo ad allargare il concetto stesso di moda inaugurando il total lifestyle. Attorno al modello di vestito egli creò profumi, scarpe e accessori, arrivando addirittura all’ideazione dell’arredo di casa. Poiret fu il primo a portare la moda fuori dalle mura discrete degli atelier tradizionali. Fu il primo a fare della Moda un evento di portata internazionale che alimenta se stesso attraverso la pubblicità, le arti figurative, le performance teatrali e le sfilate. Precorse i tempi attuali ideando strategie di marketing allora impensabili. Fu il primo a pubblicare i propri bozzetti a scopo pubblicitario. Fu il primo a organizzare defilé itineranti attraverso l’Europa e gli Stati Uniti per promuovere i l proprio lavoro. Fu Poiret a far della mannequin la protagonista di queste messinscene teatrali. Paul Poiret. The King of Fashion racconta tutto questo ripercorrendo i momenti più importanti della sua carriera di sarto e imprenditore. Fino alla lunga crisi che ne segnò l’inarrestabile declino dopo la prima guerra mondiale.

 

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Vice versa

Il Padiglione Italia alla 55. Biennale d'Arte di Venezia 2013

 


Il primo giugno 2013 si è inaugurata  la 55. Biennale d’Arte di Venezia. Il titolo è Il Palazzo Enciclopedico, come il museo immaginario concepito da Marino Auriti nel 1955 per ospitare tutto il sapere dell’umanità. Al Padiglione Italia è stata allestita la mostra Vice versa. Così la presenta il suo curatore, Bartolomeo Pietromarchi :   La natura antitetica della nostra cultura produce opere che ribaltano la realtà in finzione e la finzione in realtà, dove nel gioco del vice versa il paesaggio diviene palcoscenico, la storia performance, l’opera teatro, l’immaginario popolare storia personale.  Partendo da questa dialettica che da sempre anima la cultura italiana, il percorso della mostra è articolato in sette stanze in ognuna delle quali due artisti di generazioni diverse si confronteranno dialogando sullo stesso tema. Si va dal paesaggio visto attraverso le opere di Ghirri e Vitone alla storia personale e collettiva affrontata da Mauri e Arena, dall’arte come illusione trattata da Paolini e Tirelli alla tragedia e la commedia interpretati da Golia e Xhafa. 


Un viaggio ideale nell’arte italiana di oggi e di ieri per raccontare identità e paesaggi esplorando la complessità della vicenda artistica e antropologica del paese. Un ritratto dell’arte recente non come contrapposizione tra movimenti e generazioni, ma come un atlante di temi e di attitudini, riconducibili alla storia e alla cultura nazionali.

 

 

 

 

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FIGURINE !

 Nel 2000 Sony ha festeggiato 150 milioni di playstations vendute. Il divertimento si chiama sempre e solo “videogioco”? Non si direbbe.  In Italia, a due passi dagli stabilimenti della Ferrari, c’è un’azienda –  la Panini - che ogni anno produce e vende 6 miliardi di figurine !  Le figurine: il primo mass medium visuale con un secolo e mezzo di vita, una diffusione mondiale, un fascino che scatena passioni travolgenti e muove un volume finanziario da capogiro.

 

Nate come serie da collezionare nel 1867 a Parigi, le figurine conoscono oggi un successo mondiale grazie - ma non solo  - al calcio. Infatti il vero boom delle figurine scoppia cinquant’anni fa, nel 1961,  quando i fratelli Panini di Modena stampano il primo album completo del campionato di calcio di serie A.  Tifo e desiderio, pallone e immaginetta: gli eroi del calcio diventano popolari, le loro facce passano per le mani dei ragazzi: oggetto di scambi frenetici, di giochi d’azzardo.  

Oggi la passione per le figurine si è adeguata alla rivoluzione del web e resiste all’evoluzione tecnologica dell’universo ludico con la forza di un’icona pop globalizzata. Il documentario intende raccontare come la suggestione di un rito dell’infanzia sia entrata nella memoria collettiva, nella cultura popolare e nella storia economica del paese. Tra arte e pubblicità, collezionismo e industria.

 

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René Gruau

Disegnare la Moda

Renato Zavagli  - in arte René Gruau - ha segnato l’immagine dell’Alta Moda internazionale  come nessun altro. Illustratore di riviste, disegnatore di pubblicità, stilista, costumista, scenografo… Gruau attraversa il mondo della  Moda dagli anni Trenta fino agli anni Novanta del secolo scorso, con leggerezza inimitabile, con eleganza innata, con stile inconfondibile.


 Gruau lavora in Francia, Inghilterra, Italia, Stati Uniti costruendo l’immagine di grandi case di moda come Dior e impreziosendo coi suoi disegni le copertine di Marie Claire, Harper’s Bazaar, Vogue, Flair...regalando a tutti un tocco di classe immutato nel tempo.

 Negli anni 50 la fotografia dilaga sulle riviste di moda: per l’illustrazione è la fine, ma Gruau non si preoccupa più di tanto e vira verso  il disegno di pubblicità. Svincolato da ogni convenzione, rassicurato dal successo raggiunto, padrone assoluto della matita e del pennello, Gruau si smarca dallo strapotere del mezzo fotografico e ancora una volta si dimostra libero: libero di lavorare e sperimentare  nuovi tagli compositivi, nuovi accostamenti cromatici, nuovi linguaggi.  

Il documentario - il primo dedicato a René Gruau -  ripercorre la carriera di questo grande artista, mettendo in rilievo aspetti e caratteristiche poco noti. Come la sua origine italiana: il suo vero nome è Renato Zavagli e nasce nel 1909 a Rimini. Città che lascerà nell’adolescenza  ma che porterà sempre nel cuore. Gruau alla moda arriva per caso, perché - ammise una volta - a lui interessava solo il disegno architettonico.

Ma al centro dell’attenzione è soprattutto  il ruolo che l’arte e il genio di Gruau hanno svolto nel cambiare la rappresentazione della Moda e della Donna. La Donna di Gruau non è un elegante ma remoto " manichino " che indossa  raffinate creazioni di grandi sarti. E’ una Donna consapevole del fascino e della seduzione che le derivano dall’eleganza. Non abbassa gli occhi: ci guarda con la stessa fierezza con cui sfilano oggi le modelle…E’ una Donna nuova che prelude all’emancipazione degli anni Settanta del Novecento. Una rivoluzionaria in abito da sera. 

 

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Gli anni delle immagini perdute

Pagine di un diario veneziano

Gli  Anni delle Immagini Perdute delinea il ritratto umano e artistico di Valerio Zurlini, scomparso il 26 ottobre 1982, poche settimane dopo aver partecipato come giurato al 50° Festival del Cinema di Venezia. Zurlini sapeva di essere malato e aveva dedicato gli ultimi mesi di vita alla scrittura del proprio testamento spirituale, che uscirà   postumo col titolo Gli Anni delle Immagini Perdute. Un bilancio esistenziale spietato, il racconto di un mondo che cambia in modo irreversibile, un appello struggente in difesa del cinema d’autore.Come nel libro così in questo film Zurlini racconta se stesso in prima persona. Secondo uno studiato “disordine” cronologico il regista ripercorre gli episodi più importanti della propria vita, indica le ragioni del suo cinema, ricorda gli artisti che l’hanno formato. Soprattutto Zurlini denuncia le “Immagini Perdute”, i tanti film cioè che egli scrisse e preparò senza riuscire a portarli a compimento. Tra il 1962 ( anno del Leone d’Oro per Cronaca familiare ) e il 1982 Zurlini gira solo quattro film, mentre decine sono i progetti che rimangono sulla carta.


Gli Anni delle Immagini Perdute torna nei luoghi in cui Zurlini amava ritirarsi a vivere, raccoglie le testimonianze di amici e collaboratori, ripropone il repertorio di interviste e conversazioni del regista, nel tentativo di capire le cause di questo forzato e fatale “ silenzio” produttivo.

 

 

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L’ultimo giorno della scuola

Appunti per un documentario

 


Il Liceo Monti di Cesena ha compiuto 150 anni di vita nel 2010. Ma nel 2006 ha dovuto abbandonare la propria secolare sede storica nel centro della città per dare nuovi spazi alla biblioteca civica.I ragazzi della terza liceo di quell’anno furono gli ultimi a completare il ciclo di studi nelle aule semplici e sobrie che sopra la porta d’ingresso avevano ancora le tabelle ottocentesche di identificazione.Furono gli ultimi a fare i compiti in classe nell’Aula Magna con le pareti modellate da lesene monumentali, le statue in gesso di maestri del passato, le lapidi in marmo a celebrare gli allievi caduti in guerra, i grandi dagherrotipi di Pascoli e Carducci. Furono gli ultimi a fare ginnastica nella chiesa sconsacrata con le sacrestie adibite a spogliatoi. Furono gli ultimi a seguire le lezioni di informatica a fianco di armadi stipati di alambicchi e strumenti scientifici all’avanguardia nel 1860. Aveva importanza tutto questo? Oppure la storia che si posa sulle pareti e riempie gli spazi del nostro vivere quotidiano non ha alcune influenza su di noi? Osservando i ragazzi dell’anno 2006 negli ultimi giorni della scuola, si raccontano i grandi e i piccoli fatti che hanno attraversato l’istituto e l’hanno visto protagonista della città.

 

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Looters of the Gods

Museums and the illicit trade in Antiquities

L’arte rubata. Un traffico criminale dalle proporzioni colossali. Un fiume di merce e denaro secondo solo a quello della droga. Ma il dato  meno conosciuto è il ruolo avuto dai musei e dalle grandi collezioni private , che questo saccheggio hanno finanziato indirettamente per anni.


Il Paul Getty Museum, ad esempio, è il più ricco e importante museo privato  del mondo e dagli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso ha speso  in media 50 milioni di dollari all’anno  per nuovi acquisti. Per vent’anni ha dominato il mercato internazionale, senza che i suoi direttori si facessero molti scrupoli sulla provenienza dei pezzi acquistati. Quante tombe, quanti siti archeologici  saranno stati violati per soddisfare la fame "collezionistica" di un cliente tanto ricco ?

Ma il Getty non è stato il solo a comportarsi così. Altri musei lo hanno degnamente imitato: il Metropolitan Museum di New York, il Museum of Fine Arts di Boston, il Museum of Art di Cleveland, solo per citarne alcuni...

Ma c’è dell’altro, qualcosa, se possibile, di ancora più sconcertante

Mentre alcuni musei hanno restituito ai paesi d’origine numerosi reperti di cui è stata dimostrata la provenienza illecita, altri – noncuranti delle prove che li inchiodano alle loro responsabilità - insistono ancora oggi a esporre opere rubate.

Oggi molti musei  hanno cambiato radicalmente condotta, a cominciare proprio dal Getty che si è imposto un codice etico tra i più rigidi al mondo. Ma per decenni la storia è stata quella di un saccheggio senza limiti.

Looters of Gods racconta proprio questo: il ruolo dei musei e la loro condotta etica rispetto al mercato illegale. 

 Il documentario è strutturato su due livelli narrativi . 

Il primo è un’ inchiesta che ricostruisce tutti gli aspetti di questa criminale catena, dallo scavo clandestino al complicato sistema di compravendite, complicità e collusioni ( anche con il mondo scientifico e con quello delle grandi case d’aste...) che hanno fatto di alcuni trafficanti gli "uomini d’oro" del mercato internazionale. Il magistrato Paolo Ferri e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale sono gli artefici  dell’indagine giudiziaria durata più di vent’anni che ha messo in luce per la prima volta un mondo di malaffari ignorato dall’opinione pubblica fino a poco tempo fa e che da oltre quarant’anni erode il nostro patrimonio artistico.  Sarà Paolo Ferri a raccontarci  i protagonisti e i  fatti salienti della sua indagine.

Il secondo livello narrativo  è dedicato all’indagine, avvenuta tra il 2005 e il 2006, che ha portato al recupero di un capolavoro straordinario: la Corona d’oro

La Corona d’oro è considerata il gioiello più bello dell’arte classica greca. E il più prezioso se i tombaroli che la scavarono nel nord della Grecia quindici anni fa, lo vendettero al Paul Getty Museum per un milione e mezzo di dollari. Il giornalista greco Nikolas Zirganos rivive per noi le fasi cruciali dell’inchiesta che ha coraggiosamente condotto insieme alla polizia greca per dissolvere la cortina di fumo che il tempo e le complicità avevano creato attorno all’esportazione di questo capolavoro. Fino al momento in cui - caso raro ma possibile - il Museo americano ha riconosciuto l’origine illecita e ha restituito il tesoro alla Grecia.

 

 

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Un secolo di Scuola

I cento anni della Scuola Archeologica Italiana ad Atene

Nel 2009 la Scuola Archeologica italiana ad Atene ha festeggiato cento anni di vita. In realtà gli archeologi italiani erano al lavoro in Grecia ben prima del 1909, soprattutto a Creta dove avevano effettuato ritrovamenti sensazionali.  Nel 1884 un giovane di 27 anni scopre, incise su una parete lapidea, le Leggi di Gortyna: il più antico corpus di leggi d’Europa. Il nome del giovane archeologo entra nella leggenda: si chiama Federico Halbherr.  Nato a Rovereto, tra le montagne del Trentino, Halbherr legherà la sua vita al mare, al sole e alla terra di Creta e di Libia, in un’attività instancabile di ricerca e studio.  A partire dall’estate del 1900 la Missione Archeologica Italiana di Creta avvia altri importantissimi campagne di scavo: il palazzo di Festòs e la villa di Haghia Triada, scavi che pongono le fondamenta degli studi della civiltà minoica.  L’istituzione della Scuola nel 1909 fu dunque quasi un atto dovuto, indispensabile per continuare e sostenere la ricerca scientifica e ovviamente per formare le nuove leve dell’archeologia italiana.  In cento anni di attività la Scuola ha ampliato grandemente il proprio raggio di azione, scavando a Lemno, a Rodi, a Coo, a Cefalonia, in Arcadia.  Oggi la Scuola è un punto di riferimento imprescindibile nella cooperazione scientifica tra Italia e Grecia e punta di diamante della archeologia mondiale

 

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L’arte breve

Il Chirurgo di Ariminum

Nel 1989 nel centro di Rimini ( l’antica Ariminum ), tornano alla luce le stanze di una casa romana. All’inizio si pensò a una scoperta come tante, ma non era così…Gli archeologi scoprirono centocinquanta strumenti chirurgici. Si tratta del più ricco e importante corredo medico romano finora ritrovato. Partendo dal racconto della scoperta, il documentario ricostruisce la figura storica del Chirurgo di Ariminum e i differenti aspetti della sua professione.

 

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Combat Art

L’Italia vanta un patrimonio artistico tra i più importanti del mondo, costantemente minacciato dal mondo della criminalità. La seconda metà del 900 – in particolare gli ultimi trent’anni – hanno visto crescere in modo esponenziale il saccheggio di beni artistici e archeologici. Per decenni migliaia di opere d’arte italiane sono state contrabbandate fuori dal nostro paese finendo in gallerie antiquarie o nei magazzini di alcuni dei più importanti trafficanti d’arte del mondo. Da lì sono state messe all’asta o vendute privatamente a compratori di riguardo. Grandi musei di tutto il mondo hanno arricchito le loro collezioni senza scrupoli, alimentando così il mercato criminale.
Negli ultimi tempi una vera e propria battaglia giudiziaria e diplomatica è stata condotta dall’Italia e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, insieme alla Magistratura e alle forze dell’ordine hanno raggiunto importantissimi risultati: musei del calibro del Paul Getty di Los Angeles e il Fine Arts Museum di Boston hanno restituito decine e decine di opere importantissime, dopo che era stata riconosciuta la loro proveneinza illecita. 

 

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Imperium

I Segni del Potere

L’ultima eccezionale scoperta archeologica è avvenuta nel cuore di Roma: il Palatino.
Gli archeologi, guidati da Clementina Panella dell’Università La Sapienza di Roma, hanno ritrovato gli scettri, le armi da parata e i vessilli di un imperatore.
Nascoste per proteggerli da mani nemiche, le insegne imperiali sono tornate alla luce dopo millesettecento anni: per la prima volta davanti ai nostri occhi, si rivelano gli strumenti simbolici con cui l’imperatore esercitava il proprio potere
A chi appartennero queste insegne? Tutti gli indizi convergono su uno dei momenti più drammatici della storia di Roma: la battaglia di Ponte Milvio tra Costantino e Massenzio.

 

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Fortuna Maris

Il mistero di un naufragio

Pochi anni fa,vicino a Comacchio, tornò alla luce una nave romana con il suo carico intatto. Anfore, pani di piombo, vasellame di vario genere ma anche oggetti di raffinatissima manifattura come statuine e piccoli larari.
Dal fango riemerse il corredo della vita quotidiana dei marinai: suppellettili in legno e cuoio, calzature, utensili, grembiuli e vestiti di pelle. Attraverso questi reperti perfettamente conservati, il documentario racconta la vita a bordo di una nave romana e rivela aspetti poco noti della marineria di duemila anni fa.
Archeologi e restauratori si sono trovati di fronte a diversi quesiti da risolvere.
A chi era diretto il carico? Quali furono le circostanze del suo naufragio?

 

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Roma

3000 anni tra passato e futuro

La conservazione del patrimonio urbano vede in Roma un caso eclatante. Una città con tremila anni di vita, tremila anni di storia, di architettura e arte che dalle profondità del sottosuolo si elevano - in una molteplicità quasi infinita di strati - a decine di metri sopra la superficie. Una città percorsa da milioni di abitanti, pendolari, turisti e automezzi, una città che forse più di tutte le altre città del mondo deve costantemente dialogare con il proprio passato e il proprio presente per progettare il futuro.Un centro storico già al tempo della Roma imperiale di un’ampiezza fuori del comune: basti pensare ai 19 chilometri di lunghezza delle Mura Aureliane che cingono centinaia di ettari, tutti intensamente monumentalizzati nel corso dei secoli. Il documentario non pretende di esaurire un argomento così complesso e articolato, ma vuole offrire allo spettatore l’illustrazione di quattro eccezionali interventi di studio, restauro e realizzazione compiuti o in corso di compimento nel centro storico di Roma:



  •  la campagna di scavi nella zona dei Fori repubblicani e imperiali

  •  il restauro e l’allestimento a museo della Centrale Montemartini

  •  la ricostruzione dell’arena del Colosseo

  •  la realizzazione del MAXXI, il nuovo complesso museale delle arti del XXI secolo.

 

 

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Persepolis, Via Merulana

Sono poche le città del mondo antico che possano rivaleggiare con Persepoli per la sua importanza simbolica. Persepoli fu la capitale di un regno sterminato che dominò l’Asia per duecento anni, estendendosi dall’Egeo all’Oceano Indiano : l’Impero Persiano.
Dal 1964 al 1979 una missione italiana dell’ISMEO (oggi ISIAO) - l’Istituto Italiano per il Medio e l’Estremo Oriente con sede in Via Merulana a Roma– lavorò al restauro di Persepoli. Responsabile della missione era l’architetto Giuseppe Tilia, che ebbe modo non solo di restaurare ma anche di studiare a fondo il più importante sito archeologico dell’antica Persia. Il documentario racconta la storia di questa missione e rivela nuovi preziosi dati archeologici su Persepoli. 

 

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Fra Carnevale

Un maestro ritrovato

In occasione della mostra organizzata dalla Pinacoteca di Brera di Milano e dal Metropolitan Museum di New York, per la prima volta dopo settant’anni, tornano insieme due capolavori del Rinascimento italiano: le Tavole Barberini.
Le Tavole Barberini sono quadri tanto celebri quanto misteriosi. Infatti per quasi un secolo il loro autore rimase sconosciuto. Oggi finalmente gli studiosi lo hanno identificato con un pittore di Urbino, allievo e collaboratore di Filippo Lippi, amico di Piero della Francesca: Bartolomeo Corradini, meglio noto col nome assunto da domenicano, Fra Carnevale.
Attraverso la testimonianza degli studiosi protagonisti della scoperta, il documentario racconta l’appassionante storia dello svelarsi di questo mistero. E insieme traccia il percorso artistico di questo pittore tanto originale quanto finora sconosciuto.

 

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Alburnus Major

Un tesoro da salvare

Oggi Alburnus Maior si chiama Rosia Montana e si trova al centro del distretto aurifero della Romania. Il complesso delle miniere daciche, romane, medievali e asburgiche di Rosia Montana è unico al mondo per grandezza e stato di conservazione.
Una compagnia mineraria canadese ha ottenuto il permesso di sviluppare un piano di sfruttamento della zona. Se il governo rumeno darà il via libera, la fase finale del progetto inizierà nei prossimi anni. Miniere a cielo aperto grandi come enormi crateri vulcanici spazzeranno via boschi, montagne e villaggi. Ogni anno verranno utilizzate 16.000 tonnellate di cianuro. In un cerchio di 100 chilometri quadrati flora, fauna e ogni forma di vita sulla terra verranno contaminati e sterminati così come tutte le acque sotterranee. Nel frattempo gli archeologi vanno avanti a scavare a un ritmo frenetico: pochi centimetri sottoterra si nasconde l’impianto urbanistico dacico e romano. Un’area archeologica tutta da studiare per capire cosa rischia di andare perduto per sempre.

 

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Il Sogno di Scipione

Potere e Morte nell’antica Roma

Per almeno quattrocento anni i Romani furono gli indiscussi padroni del mondo occidentale e governarono un impero che si estendeva dal Portogallo alla Mesopotamia, dalla Gran Bretagna all’Egitto. Dalla sua nascita alla sua caduta il Potere di Roma si coniugò con la Morte e il mondo soprannaturale ad essa collegato. La Morte che i Romani inflissero agli altri, ai nemici, agli sconfitti. E la Morte che essi stessi affrontarono per oltre ottocento anni di guerre, vittorie e sconfitte. Attraverso alcuni dei siti archeologici più belli e intatti ( la Villa Piccola di S.Sebastiano, il colombario di Pomponio Hylas, l’Ipogeo degli Aureli) e gli interventi di studiosi di fama internazionale ( Andrea Carandini, Paul Zanker, Peter Brown, Luciano Canfora) il documentario racconta alcuni dei momenti salienti del rapporto tra Morte e Potere che fece di Roma la più grande città del mondo antico.

 

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