L’arte rubata. Un traffico criminale dalle proporzioni colossali. Un fiume di merce e denaro secondo solo a quello della droga. Ma il dato meno conosciuto è il ruolo avuto dai musei e dalle grandi collezioni private , che questo saccheggio hanno finanziato indirettamente per anni.
Il Paul Getty Museum, ad esempio, è il più ricco e importante museo privato del mondo e dagli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso ha speso in media 50 milioni di dollari all’anno per nuovi acquisti. Per vent’anni ha dominato il mercato internazionale, senza che i suoi direttori si facessero molti scrupoli sulla provenienza dei pezzi acquistati. Quante tombe, quanti siti archeologici saranno stati violati per soddisfare la fame “collezionistica” di un cliente tanto ricco ?
Ma il Getty non è stato il solo a comportarsi così. Altri musei lo hanno degnamente imitato: il Metropolitan Museum di New York, il Museum of Fine Arts di Boston, il Museum of Art di Cleveland, solo per citarne alcuni…
Ma c’è dell’altro, qualcosa, se possibile, di ancora più sconcertante.
Mentre alcuni musei hanno restituito ai paesi d’origine numerosi reperti di cui è stata dimostrata la provenienza illecita, altri – noncuranti delle prove che li inchiodano alle loro responsabilità – insistono ancora oggi a esporre opere rubate.
Oggi molti musei hanno cambiato radicalmente condotta, a cominciare proprio dal Getty che si è imposto un codice etico tra i più rigidi al mondo. Ma per decenni la storia è stata quella di un saccheggio senza limiti.
Looters of Gods racconta proprio questo: il ruolo dei musei e la loro condotta etica rispetto al mercato illegale.
Il documentario è strutturato su due livelli narrativi .
Il primo è un’ inchiesta che ricostruisce tutti gli aspetti di questa criminale catena, dallo scavo clandestino al complicato sistema di compravendite, complicità e collusioni ( anche con il mondo scientifico e con quello delle grandi case d’aste…) che hanno fatto di alcuni trafficanti gli “uomini d’oro” del mercato internazionale. Il magistrato Paolo Ferri e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale sono gli artefici dell’indagine giudiziaria durata più di vent’anni che ha messo in luce per la prima volta un mondo di malaffari ignorato dall’opinione pubblica fino a poco tempo fa e che da oltre quarant’anni erode il nostro patrimonio artistico. Sarà Paolo Ferri a raccontarci i protagonisti e i fatti salienti della sua indagine.
Il secondo livello narrativo è dedicato all’indagine, avvenuta tra il 2005 e il 2006, che ha portato al recupero di un capolavoro straordinario: la Corona d’oro.
La Corona d’oro è considerata il gioiello più bello dell’arte classica greca. E il più prezioso se i tombaroli che la scavarono nel nord della Grecia quindici anni fa, lo vendettero al Paul Getty Museum per un milione e mezzo di dollari! Il giornalista greco Nikolas Zirganos rivive per noi le fasi cruciali dell’inchiesta che ha coraggiosamente condotto insieme alla polizia greca per dissolvere la cortina di fumo che il tempo e le complicità avevano creato attorno all’esportazione di questo capolavoro. Fino al momento in cui – caso raro ma possibile – il Museo americano ha riconosciuto l’origine illecita e ha restituito il tesoro alla Grecia.

 


 

Regia: Adolfo Conti

Luogo: Atene, Cambridge, Copenhagen, Berlino, Los Angeles, Roma

Anno: 2010

Durata: 55 minuti


 

INFO

Una  co-produzione con ERT e SVT e in associazione con La Storia Siamo Noi, NRK, CyBC, TV3, RSI

Con la partecipazione di PLANETE. Con il supporto di MEDIA Programme of the European Union 

e MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Crediti

Produttore associato: Ilaria Sbarigia

Fotografia e montaggio: Eugenio Persico

Musiche: Fabrizio Romano

Premi:  Prix Spéciale du Jury  al Festival international du film d’archéologie ( Nyon  2011 )

Premio Città di Rovereto – Archeologia Viva alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico  ( Rovereto 2011)

Prix Spéciale du Jury a  Kineon – Festival international du Film Archéologique ( Bruxelles 2011)